Osteopatia e odontoiatria

Osteopatia e Odontoiatria

INDICE

Cap 1. COSA É L’ODONTOIATRIA E CHI E’ L’ODONTOIATRA – pag 3

Cap 2. COSA È L’OSTEOPATIA E CHI È L’OSTEOPATA – pag 4

Cap 3. NORMOCCLUSIONE E MALOCCLUSIONE ORTODONTICHE  – pag 5

  • Affollamento dentale 5
  • Diastema 5
  • Agenesia e denti sovrannumerari 6
  • Anomalie di eruzione 6
  • Morso aperto anteriore e posteriore 6
  • Morso coperto 6
  • Overjet aumentato 7
  • Morso crociato anteriore 7
  • Morso crociato posteriore 7

Cap 4. IL SIGNIFICATO DELLA PREVENZIONE: L’ORTODONZIA INTERCETTIVA – pag 8

Cap 5. MONITORAGGIO PRECOCE PER INTERCETTARE LE MALOCCLUSIONI – pag 9

Cap. 6 I DENTI DA LATTE: TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE – pag 10

Qual è la sequenza di eruzione dei primi denti?  10

L’eruzione dentale è dolorosa?  10

Che differenza c’è tra i denti da latte e i denti permanenti?  11

Cosa succede nei denti da latte che hanno lo strato di smalto più sottile? 11

Eruzione dei denti permanenti e principali alterazioni 12

  • Agenesie
  • Denti sovrannumerari
  • Ectopie
  • Inclusioni

Perchè si devono curare i denti decidui? 12

Cap 7. ABITUDINI VIZIATE – pag 14

L’uso del ciuccio 14

La deglutizione atipica 14

La respirazione orale 14

Serramento, bruxismo e digrignamento 15

Cap 8. COME SI ARRIVA AL TRATTAMENTO ORTODONTICO – pag 16

Diagnosi Ortodontica 16

  • Anamnesi 16
  • Visita Clinica Obiettiva 16
  • Valutazione della Funzione Respiratoria 16

Piano di Cura 17

Cap 9. LAVORARE IN SINERGIA: PERCHÈ E CON CHI – pag 19

Cap 10. RUOLO DELL’OSTEOPATIA NEL MONDO ORTODONTICO – pag 20

Cap 11. LA SEDUTA OSTEOPATICA – pag 21

Cap 12. IL TRATTAMENTO ORTODONTICO – pag 22

  • Che cos’è l’apparecchio ortodontico? 22
  • Apparecchio ortodontico pretrattamento 22
  • Apparecchio mobile 23
  • Apparecchi fissi 23
  • Come funziona un apparecchio ortodontico? 24
  • Quando si deve mettere l’apparecchio ortodontico? 24
  • Quante volte dobbiamo andare dal dentista? 24

Cap 13. RIMOZIONE DELL’APPARECCHIO E POI… – pag 25

 

Capitolo 1

COSA È L’ORTODONZIA? CHI È L’ORTODONTISTA?

Il termine Ortodonzia o Ortognatodonzia deriva dal greco, composto di orto- ὀρϑός «diritto» e odóus odóntos «dente» “denti dritti”.

L’odontoiatria è un ramo della medicina che si occupa delle patologie che colpiscono denti, gengive, ossa mascellari, articolazioni temporo-mandibolari, ghiandole salivari, tessuti neuro-muscolari e mucose orali. Tutte queste componenti vengono anche nominate sinteticamente apparato stomatognatico. Nello specifico stomatos significa bocca e gnatos significa mascella.

L’odontoiatria si suddivide in varie branche tra le quali l’ortodonzia o ortognatodonzia si rivolge alla correzione delle posizioni errate dei denti spesso causate da insufficiente o eccessivo sviluppo delle mascelle. Spesso si richiede questo tipo di interventi per motivi estetici, ma lo scopo fondamentale è quello di ristabilire una corretta masticazione.

Quindi L’ortodontista è laureato in odontoiatria e protesi dentaria ed è quindi un dentista che si occupa di ortodonzia, potendone vantare un titolo specialistico o comunque vaste conoscoscenze in merito.

Gli ortodontisti o ortodontisti sono quelle figure professionali a cui facciamo ricorso quando vi è necessita di sottoporsi a una terapia ortodontica, detto volgarmente l’apparecchio. E’ un dentista specialista che interviene frequentemente nel caso di bambini come ortodontista pediatrico, poichè è vantaggioso agire in età pediatrica in questo genere di problematiche. Il suo ruolo può comunque formalizzarsi nelle terapie ortodontiche in età adulta.

 

Capitolo 2

CHE COS’È L’OSTEOPATIA? CHI È L’OSTEOPATA?

L’osteopatia è una professione sanitaria, individuata ufficialmente nella legge 3/2018, basata su un approccio integrato e complementare alla medicina tradizionale.

Nata nella metà del 1800 negli Stati Uniti grazie al suo fondatore il Dott. Andrew Taylor Still, aveva come obiettivo quello di migliorare i tradizionali sistemi di cura del periodo; il primo Collegio di Medicina Osteopatica (American School of Osteopaty) fu fondato a Kirksville (Missouri) nel 1892 proprio dal Dott. Still e rappresenta ancora oggi il punto di riferimento fondamentale della disciplina.

Attualmente l’Osteopatia è diffusa in tutto il mondo ed è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La filosofia di questa disciplina si basa sul riconoscimento dell’essere umano come unità di corpo, mente, spirito e movimento, con struttura e funzione che sono reciprocamente correlate e adattabili.

Ai fini terapeutici viene quindi sfruttata la intrinseca capacità dell’individuo di auto correzione che, una volta creata dall’operatore una “condizione di trattamento”, porta all’autoguarigione nella migliore delle ipotesi o comunque ad un miglioramento delle condizioni di salute del sistema.

L’osteopata è l’operatore sanitario che realizza proprio questo: dare all’individuo una possibilità diversa di organizzazione andando a rimuovere quelle disfunzioni che ne riducono la capacità di adattamento costringendolo a disfunzionare e frequentemente alla comparsa di dolore.

E’ una professione che sta attraversando un periodo di grande fermento per l’iter che porterà alla formazione universitaria come laurea triennale. Ad oggi la formazione dell’osteopata è curata da scuole private che, in collaborazione col Ministero della Salute, hanno individuato e uniformato un piano di studi di 5 anni per il tempo pieno o di 6 anni per quello parziale con accesso dopo il conseguimento di un titolo sanitario. Tali scuole offrono poi una serie di opportunità per l’accrescimento della cultura medico-osteopatica con corsi post graduate di grande interesse; il tutto sotto il controllo del Registro degli Osteopati d’Italia.

 

Capitolo 3

NORMOCCLUSIONE E MALOCCLUSIONI ORTODONTICHE

Per occlusione dentale si intende “la relazione che assumono i denti dell’arcata superiore ed inferiore quando entrano in contatto funzionale”.

La normocclusione, permette di assolvere bene tutte le funzioni dell’apparato stomatognatico; un sorriso sano e corretto dal punto di vista funzionale permette di masticare, mordere e parlare bene, denti correttamente allineati saranno più facili da pulire e, grazie alla giusta occlusione, si usureranno di meno. L’osso che li sostiene otterrà, grazie al trattamento ortodontico, laddove necessario, ampiezza e forma adeguata; le gengive avranno una architettura uniforme e le articolazioni sopporteranno meglio il continuo lavoro.

La malocclusione è una deviazione dell’occlusione ideale. Tuttavia questo non è ancora sufficiente per dire se c’è un problema funzionale o estetico, solo una valutazione più ampia, che prende in esame diversi fattori funzionali e i rapporti spaziali tra le basi ossee (mascellari) può consentire la diagnosi di “malocclusione non funzionale”.

Le principali malocclusioni ortodontiche sono 10:

  1. AFFOLLAMENTO DENTALE
  2. DIASTEMA
  3. AGENESIA E DENTI SOVRANNUMERARI
  4. DENTI INCLUSI
  5. ANOMALIE DI ERUZIONE
  6. MORSO APERTO ANTERIORE O POSTERIORE
  7. MORSO COPERTO
  8. OVERJET AUMENTATO
  9. MORSO CROCIATO ANTERIORE
  10. MORSO CROCIATO POSTERIORE
 

1. Affollamento dentale

L’affollamento dentale si verifica quando la dimensione dei denti è maggiore dello spazio disponibile nella struttura ossea (mascellare o mandibolare). Si può essere in presenza di denti grandi con arcate ben proporzionate, oppure in presenza di denti normali con arcate strette. Quando i denti non trovano spazio, possono nascere ruotati, spuntare nel palato o inclinarsi verso l’esterno.

2. Diastema

Con il termine “diastema” si intende lo spazio che esiste tra due denti contigui. Può essere isolato e localizzato soprattutto tra i due incisivi centrali. In questo caso è spesso associato all’inserzione bassa del frenulo, una piccola banda di tessuto che si estende tra la zona inter- dentale ed il labbro superiore. Esistono alcune situazioni in cui più denti sono spaziati (diastemati) perchè piccoli o inclinati in modo eccessivo verso l’esterno.

 

3. Agenesia e denti sovrannumerari

Sono due aspetti opposti dello stesso problema: la variazione del numero di denti. L’agenesia è l’assenza di uno o più elementi dentali dal corredo genetico. È fondamentale individuare quanto prima la sua presenza, perchè diventa importantissimo salvaguardare il dente deciduo, se presente, e individuare da subito le strategie giuste per la gestione dello spazio lasciato dall’assenza del dente. I denti sovrannumerari sono invece denti in più rispetto alla formula dentaria; solitamente localizzati a livello della zona anteriore, possono interferire con l’eruzione dei nuovi denti e con il loro corretto allineamento.

4. Denti inclusi

A volte i denti non arrivano in arcata, perché qualcosa interferisce con il tragitto di eruzione. Il dente allora tenta di erompere con una traiettoria scorretta e rischia così di rimanere incluso. La spinta eruttiva, però, non si esaurisce ed il dente può creare severe complicanze alle strutture circostanti. Una diagnosi precoce permette di reindirizzare il percorso del dente e a volte semplifica trattamenti che possono essere lunghi e complessi.

5. Anomalie di eruzione

La natura ha previsto un avvicendamento di dentature durante la crescita e lo sviluppo della persona. La dentatura decidua, tipica dell’infanzia, lascia gradualmente il posto, durante l’età adolescenziale, a quella adulta. In questo modo la dentatura si adatta progressiva- mente al nuovo tipo di alimentazione e alla crescita scheletrica.

La fase in cui le due dentature si avvicendano è detta “permuta” ed è caratterizzata dalla presenza contemporanea di denti decidui e di denti permanenti. Durante questo lungo e delicato processo possono verificarsi molte anomalie (ritardi di eruzione, asincronie di eruzione, denti anchilosati, trasposizioni) che è importante diagnosticare per permettere che si strutturi un adeguato piano occlusale.

6. Morso aperto anteriore o posteriore

 Quando i denti non entrano in contatto tra loro, si struttura “il morso aperto” (open bite). Può essere localizzato a livello degli incisivi (morso aperto anteriore) ed in genere è dovuto all’interposizione della lingua, del ciuccio o del dito tra i denti. Quando interessa i molari (morso aperto posteriore), oltre che all’interposizione della lingua, può essere dovuto ad un difetto nel meccanismo di eruzione del dente, che improvvisamente si blocca.

 

7. Morso coperto

 Quando gli incisivi superiori ricoprono quasi completamente gli incisivi inferiori, si struttura un “morso coperto” (deep-bite). Spesso i denti inferiori estrudono fino a toccare la mucosa del palato. A volte sono gli incisivi superiori ad estrudere troppo. Altre volte sono i settori posteriori (molari, premolari) che non estrudono affatto, complice un particolare modello di crescita mandibolare. Se l’entità del morso coperto è elevata, i denti tenderanno a consumarsi molto nel tempo.

 

8. Overjet aumentato

 Quando i denti sono “troppo in fuori” significa che la direzione con cui erompono gli incisivi superiori è stata compromessa dalla spinta della lingua e dal tono delle labbra, elementi da cui dipende la loro corretta posizione. Alcune volte questi denti sono troppo in fuori, la distanza tra le due arcate aumenta e, per mordere in modo efficace, i denti sotto devono spostarsi notevolmente per entrare in contatto con i denti superiori, sovraccaricando così le articolazioni. Sono di solito denti in “pericolo” perchè più esposti al rischio di traumi.

 

9. Morso crociato anteriore

 Quando gli incisivi inferiori chiudono più avanti di quelli superiori, il loro rapporto è in completa inversione. Può essere dovuto ai denti superiori che sono inclinati indietro: la mandibola chiudendo interferisce con questi denti e tende a scivolare in avanti rispetto al mascellare superiore. Se il morso crocia- to anteriore (cross bite) non viene corretto durante la fase di crescita, tende a determinare un’usura dei denti che non lavorano correttamente e/o a frenare lo sviluppo del mascellare superiore. Il morso crociato posteriore (cross bite posteriore) si verifica quando i denti posteriori superiori chiudono all’interno dei denti posteriori inferiori. Solitamente si determina quando l’arcata superiore è più stretta di quella inferiore.

 

10. Morso crociato posteriore

 La mandibola allora, per trovare un’occlusione più “comoda”, scivola in alto alla ricerca di stabilità e di un maggiore contatto occlusale. Questo può determinare compensi dentali, usura anomala delle superfici occlusali e alterazioni della crescita. Spesso è associata un’asimmetria del viso la cui evoluzione nella crescita va monitorata attentamente.

 

 

Capitolo 4

IL SIGNIFICATO DELLA PREVENZIONE: L’ORTODONZIA INTERCETTIVA

La prevenzione è l’insieme delle attività che si compiono con lo scopo di ridurre la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. Le linee guida nazionali per la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, promosse dal Ministero della Salute, affermano: “Il corretto sviluppo della dentizione decidua e mista è fondamentale per la salute orale dei soggetti in età pediatrica, poiché contribuisce ad una occlusione stabile, funzionale ed esteticamente armonica. L’identificazione e la valutazione, in termini di frequenza, durata ed intensità delle cause che determinano malocclusione (o cattiva occlusione) dovrebbero essere effettuate prima possibile”.

La prevenzione ortodontica va avviata presto.

Portare un bambino di 4 anni dall’odontoiatra significa dargli la possibilità di evidenziare precocemente e tempestivamente eventuali problemi. Perché, se da un lato è vero che le malocclusioni e le anomalie di crescita possono essere trattate durante tutto l’arco della vita, è altrettanto vero che diagnosticare e intercettare precocemente il problema consente al dentista di intervenire al momento giusto della crescita che è individuale e dipende dal tipo di situazione presente. Intervenendo in quello specifico momento di crescita si potrà ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo biologico, potendo anche inserire, qualora se ne riscontri la necessità, una valutazione ed un percorso di trattamento osteopatico o dal logopedico al fine di preparare il terreno per il successivo intervento odontoiatrico.

Molti bambini adesso vengono seguiti dall’osteopata fin da piccoli; è l’osteopata stesso, in questi casi, qualora questi abbia delle competenze abbastanza specifiche, a svolgere il ruolo di “intercettore” di un sistema stomatognatico che non si sta sviluppando in armonia e quindi segnalarlo al dentista di riferimento in modo da rendere specifica la valutazione per programmare un percorso sinergico.

 

Capitolo 5

MONITORAGGIO PRECOCE PER INTERCETTARE LE MALOCCLUSIONI

Il monitoraggio precoce ha come obiettivo proprio quello di intercettare precocemente delle disfunzioni della sfera craniale e non solo responsabili di una malocclusione o di una condizione che può favorire l’instaurarsi di una problematica orofacciale.  Il dentista, a tale fine, svolge una serie di indagini che riguardano in particolare:

  • Raccoglie una anamnesi dettagliata prossima e remota in modo da individuare delle caratteristiche previsionali per un eventuale intervento odontoiatrico o trattamento dall’osteopata o logopedista (modalità di nascita, malattie, traumi, comportamenti anomali).
  • Si assicura che la dentizione e la permuta avvengano in modo regolare anche se individualizzato.
  • Controlla il modello di crescita dei mascellari, per stabilire il momento in cui intervenire nel modo più efficiente in base al tipo di disarmonia se presente.
  • Valuta armonie e disarmonie estetiche, per indirizzare le proprie scelte terapeutiche (asimmetrie, tono e competenza delle labbra etc.).
  • Verifica che la maturazione delle funzioni bucco-linguali avvenga in modo corretto (deglutizione, fonazione, masticazione).
  • Intercetta eventuali abitudini viziate che possono interferire con un corre􏰀o sviluppo dell’apparato masticatorio (suzione non nutritiva, succhiamento del pollice, del labbro o del ciuccio, deglutizione atipica, bruxismo, apnee notturne).
  • In caso di pazienti cariorecettivi, rinforza l’importanza di acquisire abitudini di igiene orale semplici ma efficaci. In presenza di denti compromessi per carie, stabilisce la necessità di curarli o di estrarli, predisponendo poi un mantenitore di spazio che “faccia le veci” del dente perduto.
  • In caso di denti sporgenti valuta la necessità di un intervento per ridurre il rischio di traumi.
  • Stabilisce un ordine prioritario dei problemi in base alla severità e alla possibilità di risoluzione terapeutica avvalendosi della competenza anche, qualora necessaria, di altri professionisti in attesa di poter iniziare il precorso ortodontico vero e proprio.
  • Infine, informa il genitore degli obiettivi a breve e lungo termine del trattamento, cercando di essere il più preciso possibile, secondo la più attuale evidenza scientifica, sulla prognosi del trattamento e su quali obiettivi terapeutici sarà possibile raggiungere al termine dell’iter ortodontico.
 
 

Capitolo 6

I DENTI DA LATTE: LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI

I denti da latte, detti anche decidui, sono i piccoli elementi dentari che occupano le piccole arcate dei bambini.

I denti da latte sono in totale 20, di cui 8 incisivi (4 frontali e 4 laterali), 4 canini, 4 primi molaretti, 4 secondi molaretti. Dal punto di vista dell’aspetto i denti da latte se confrontati con i rispettivi denti permanenti appaiono mediamente più piccoli (sia la corona sia la radice) e di colore bianco lattiginoso, con sfumature sul blu.

I denti da latte si formano attorno alla sesta settimana di vita intrauterina. iniziano a spuntare verso i 6 mesi di vita del bambino, per terminare all’incirca attorno ai 30 mesi (2 anni e mezzo di età).

Qual è la sequenza di eruzione dei primi denti?

  • Verso i 10 mesi spuntano i denti centrali superiori.
  • 11/12 mesi, spuntano i centrali laterali superiori.
  • Verso i 13 mesi i centrali laterali inferiori.
  • 12-16 mesi erompono i primi molari i canini (tra i 16-20 mesi circa)
  • 23-30 mesi i secondi molari.
  • I secondi molari superiori gli ultimi denti ad erompere.

I genitori devono controllare che a 2 anni e 1/2 – 3 anni il loro figlio o la loro figlia abbia 20 preziosi dentini in bocca.”

 

L’eruzione dentale è dolorosa?

Ogni eruzione dentale ha una storia a sé. Nello stesso bambino uno o più denti possono nascere in modo “silenzioso” oppure rappresentare un periodo di grande stress: gengive gonfie, salivazione abbondante, irrequietezza sono sintomi normali. È importante che la mamma conosca il ritmo di eruzione, per intercettare l’irrequietezza, comprenderla e gestirla con piccoli aiuti, che vanno dai giochini appositi che consentono di massaggiare i tessuti gengivali, a quelli refrigerati che abbassano la sensazione infiammatoria. Le madri possono rivolgersi al pediatra che può indicare altri rimedi o l’assunzione di analgesici.

 

Che differenza c’è tra i denti da latte e i denti permanenti?

I denti da latte hanno un colore diverso. Il bianco dei denti da latte è più “lattiginoso”, sono più piccoli perché proporzionati al contesto in cui esistono.

Hanno una anatomia diversa: la forma è più tozza rispetto ai denti permanenti, che sfoggiano cuspidi e fessure, e lo strato di smalto meno spesso. Le radici sono più lunghe della corona e il pavimento della camera pulpare è più sottile.

Il loro percorso di eruzione è più breve.

I denti da latte, come quelli permanenti, possono presentare anomalie nella dimensione, come i denti germinati, che sono un tentativo abortivo di divisione di una gemma dentaria che genera un unico dente con una radice ma due corone. Oppure dei denti fusi che presentano una corona ma due radici fuse.

È fisiologico che presentino degli spazi tra loro, diastemi, soprattutto tra il canino e l’incisivo laterale, per permettere l’eruzione e la migrazione dei denti permanenti che sono di dimensioni maggiori.

 

Cosa succede nei denti da latte che hanno lo strato di smalto più sottile?

Lo spessore dello smalto del dente deciduo è minore dello spessore dello smalto del dente permanente. Gli acidi di fermentazione dei batteri cariogeni hanno uno strato minore di smalto da intaccare, prima di raggiungere rapidamente il nervo. Lo smalto dei denti decidui è meno duro rispetto allo smalto dei denti permanenti.

II batteri della carie si sviluppano maggiormente in un ambiente salivare condizionato dall’assunzione di numerosi zuccheri durante la giornata. La placca è l’accumulo di batteri presenti normalmente nel cavo orale che aderiscono al dente attraverso delle sostanze presenti nella saliva e che non sono rimossi dallo spazzolamento.

Se sommiamo i due aspetti, una dieta ricca di zuccheri e una bocca non spazzolata regolarmente, abbiamo una probabilità più alta che si sviluppino i batteri della carie. Se consideriamo poi che i denti decidui, o da latte, hanno lo strato di smalto meno spesso, ecco spiegato perché i dentisti e gli igienisti dentali raccomandano l’uso dello spazzolino fin dalla prima comparsa dei denti.

Una dieta povera di zuccheri raffinati e lo spazzolamento giornaliero di denti e gengive è un modo efficace di proteggere la salute orale del bambino.

Il processo di eruzione dei denti comporta una progressiva migrazione del dente verso la superficie gengivale, mentre nella profondità dell’osso, la radice completa la sua formazione. Raggiunta la superficie gengivale, questa normalmente si lacera, lasciandolo comparire nel cavo. Si tratta di un evento naturale che però talvolta può accompagnarsi ad alcuni disturbi, per lo più di breve durata.

 

Eruzione dei denti permanenti e principali alterazioni

Inizia intorno ai 6 anni e si conclude intorno ai 13 anni, con l’eruzione dei secondi molari; restano esclusi da questa cronologia i “denti del giudizio” (definiti terzi molari o ottavi), la cui eruzione varia sensibilmente da soggetto a soggetto e spesso non avviene del tutto. Si configura un vero “ritardo di eruzione” quando supera i due anni rispetto alla norma. In questi casi basta una radiografia per stabilire se è giustificato da qualche ragione oppure è un fenomeno privo di significato clinico che il tempo curerà.

AGENESIE: un altro caso piuttosto frequente di alterazione dell’eruzione dentale è rappresentato dalle agenesie cioè la mancanza di alcuni denti.

DENTI SOVRANNUMERARI: è la presenza di denti in più. Spesso questi possono creare un ingorgo eruttivo, che altera il normale andamento della permuta, rallentando o bloccando alcuni elementi. Ci sono poi una serie di altre alterazioni di posizione, nella eruzione della dentatura:

“ECTOPIE”, quando un elemento erompe in posizione diversa rispetto a quella prevista; “trasposizioni”, quando due elementi dentari invertono la loro posizione;

“INCLUSIONI”, quando uno o più elementi restano all’interno dell’osso per mancanza di adeguato spazio in arcata o perché la loro traiettoria eruttiva è stata deviata da cause diverse.

Esistono le alterazioni di forma e/o struttura di alcuni elementi, il più frequente ed evidente dei quali è rappresentato dagli incisivi laterali dalla forma appuntita, detti “conoidi”. Talvolta questo fenomeno può disegnare uno scenario insidioso, in quanto l’elemento può essere confuso con un dente da latte.

 

Perchè si devono curare i denti decidui?

La presenza dei denti decidui è fondamentale per l’equilibrio di crescita e lo sviluppo delle arcate dentali.

L’ortodontista, considerato il livello di collaborazione del bambino, la sua età, lo stadio di sviluppo, il grado di distruzione del dente deciduo, il livello di infiammazione e lo stato complessivo di crescita, valuta se prescrivere la cura e il ripristino delle funzioni del dente o se toglierlo.

Pediatra, ortodontista, igienista, osteopata e logopedista sono le 4 figure chiave per la salute orale dell’infanzia.

I denti decidui (o denti da latte) tengono lo spazio di eruzione ai denti permanenti. Nel passato i denti decidui si toglievano, e si investivano pochi sforzi nel curarli, perché considerati elementi di transito.

Capitolo 7

ABITUDINI VIZIATE

Le abitudini viziate sono alcuni comportamenti ripetuti nel tempo che inizialmente sono normali ma diventano viziosi e inappropriati quando protratti oltre il momento previsto della loro scomparsa. Tra questi possiamo annoverare:

 

L’uso del ciuccio (tettarella)

Tra le abitudini viziate c’è l’uso prolungato del ciuccio. Nelle prime fasi di vita può svolgere un ottimo servizio, ma il suo uso prolungato nel corso della giornata e protratto nel tempo, diventerà un elemento condizionante il suo sviluppo orofacciale. Talvolta il bambino sostituisce il ciuccio con un dito, generalmente il pollice, anche se non mancano usi creativi delle falangi. Essendo la consistenza del dito maggiore di quella del ciuccio e la sua disponibilità fuori dal controllo dei genitori, le conseguenze possono essere ancora maggiori.

 

La deglutizione atipica

 La deglutizione atipica è il mancato passaggio della deglutizione da infantile ad adulta. Durante l’allattamento il bambino ha un tipo di deglutizione che comporta un posizionamento della lingua tra le arcate prive di denti e che facilita la spremitura del capezzolo. Successivamente in seguito alla comparsa dei primi denti ed all’inizio dello svezzamento, la deglutizione si modifica nella sua forma adulta, caratterizzata da un posizionamento della lingua più in alto, contro il palato.

 

La respirazione orale

 La respirazione orale è la respirazione a bocca aperta anche con vie aeree libere. È dovuta spesso all’ingrossamento di lunga durata di adenoidi e tonsille. Altera la respirazione, che non di rado permane alterata anche dopo la loro rimozione. Può capitare infatti che il bambino prenda l’abitudine di respirare a bocca aperta, facendo mancare a guance e labbra il tono muscolare derivante dall’esercizio della loro corretta funzione. La tonicità muscolare facciale di un respiratore orale è completamente diversa da quella di un bambino che respira correttamente. Si manifesta in una alterazione dello sviluppo cranio-facciale con il conseguente stabilirsi di una morfologia facciale nota come “faccia lunga”. Corretta precocemente tale situazione, si evitano trattamenti estremamente complessi e dall’esito incerto; qui entra infatti in gioco la professionalità dell’osteopata e del logopedista. Il primo dovrà valutare la presenza di una disfunzione che limita la perveità delle vie aeree superiori quindi intervenire a monte del problema, il secondo avrà il compito di “allenare” e correggere le strutture muscolari cella bocca compresa la lingua.

 

Serramento, bruxismo e digrignamento 

Sono attività eccessive ed incontrollate dei muscoli elevatori della mandibola (quelli preposti a chiudere la bocca) prevalentemente notturne, ma talvolta anche diurne. Il serramento è l’aumento della durata e dell’intensità del contatto tra le arcate; il bruxismo ha una componente dinamica (scivolamento in corso di serramento). Sono attività molto dannose sia sui denti che su tutte le componenti dell’apparato masticatorio (muscoli e articolazioni temporo-mandibolari). Sono entrambe attività molto…

Capitolo 8

COME SI ARRIVA AL TRATTAMENTO ORTODONTICO

Il trattamento ortodontico è l’insieme di una serie di procedure che hanno come obiettivo la risoluzione di una malocclusione ed è caratterizzato da alcune fasi elencate qui di seguito.

Si inizia dalla DIAGNOSI ORTODONTICA che comprende, in sequenza, l’anamnesi, la visita clinica obiettiva e l’eventuale valutazione respiratoria, dopo di che si passa al PIANO DI CURA.

Analizziamo in breve le fasi della diagnosi ortodontica:

Anamnesi: è il primo dei tre processi utilizzati nella fase analitica del percorso diagnostico; gli altri sono la visita clinica e gli esami strumentali. Tale colloquio permette la raccolta dalla voce diretta del paziente o dei familiari (ad esempio dei genitori nel caso di un bambino), di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il dentista (o le altre figure professionali) ad indirizzarsi verso una corretta diagnosi e ad inquadrare in termini di salute il paziente che si ha davanti.

Ad esempio sarà interessante rilevare:

  • Dettagli personali (modalità di parto, durata del travaglio, indice di upgard, etc…).
  • Storia clinica legata al problema ortodontico (Tempo di suzione al seno, durata dello svezzamento ecc..).
  • Storia medica (per capire se ci sono altri problemi correlati).
  • Storia dentale (relativa alla situazione dentale).
  • Storia familiare (se ci sono problematiche ereditarie).
  • Storia delle abitudini (se ci sono abitudini viziate attuali o pregresse).
  • Possibili disturbi legati alle articolazioni temporomandibolari.
  • Valutazione del livello di igiene orale.

In ortodonzia può essere importante indagare il bambino dalla gestazione al parto, durante lo svezzamento e durante la crescita, in quanto la formazione dello smalto inizia in gravidanza all’incirca alla 6^-7^ settimana di gestazione. Lo svezzamento riveste un’importanza fondamentale nel passaggio dal cibo liquido al solido con il passaggio alla corretta deglutizione e la permuta può incidere sullo sviluppo armonico delle arcate dentali; tutto questo è finalizzato ad individuare una adeguata terapia.

Visita Clinica Obiettiva: consente, oltre ad inquadrare la malocclusione, di osservare lo stato generale della bocca, denti, gengive, lingua, funzione dell’ATM e masticatoria e della deglutizione.

Valutazione Della Funzione Respiratoria: quando la malocclusione presente può essere influenzata da una funzione respiratoria alterata, si procede ad una valutazione della stessa in modo da controllare la perveità delle vie aeree superiori proprio per capire come la respirazione può aver influenzato il quadro clinico.

Questi tre passaggi sono sufficienti a formulare una diagnosi ortodontica; per formulare il PIANO DI CURA, cioè il progetto secondo il quale lo specialista in ortodonzia conta di rimettere il bambino o l’adulto nelle condizioni ottimali di equilibrio masticatorio di corretta funzione e articolazione, necessita di un Check Up Ortodontico.

Per eseguire il Check Up Ortodontico il dentista ha a disposizione una serie di indagini strumentali come ad esempio:

  • I modelli in gesso da studio
  • La radiografia panoramica
  • La teleradiografia latero-laterale e l’analisi cefalometrica
  • L’analisi fotografica

A questi si aggiungono una serie di esami complementari come:

  • La teleradiografia postero-anteriore
  • La radiografia carpale
  • Tomografia dell’articolazione temporo-mandibolare
  • Tomografia computerizzata a raggio conico
  • Risonanza magnetica nucleare
  • Tomografia Cone Beam 3D

Alla fine di questa procedura con la Diagnosi ed il Piano di Cura possiamo proporre al paziente trattamento ortodontico fornendo tutte quelle informazioni …

Una volta formulata la diagnosi e raccolti i dati del check-up ortodontico, l’ortodontista studia il caso e individua il piano di cura ideale. In base agli obiettivi che si decide di perseguire, possono esistere diverse soluzioni e l’ortodontista illustra al paziente e ai familiari i percorsi di cura possibili; questo colloquio permette di fornire e chiarire tutte le informazioni necessarie, in particolar modo:

  • obiettivi e limiti del trattamento scelto
  • I benefici funzionali ed estetici del trattamento.
  • Le rivalutazioni necessarie per modulare il trattamento in base alla risposta alle apparecchiature (ovvero cosa si riesce ad ottenere in modo prevedibile e cosa dipende dalla crescita/collaborazione del paziente o da altri fattori).
  • La necessità di avvalersi della collaborazione di altri professionisti (logopedista, osteopata, ortottico…) in modo da facilitare il percorso che si dovrà intraprendere e come coordinarsi con loro.
  • Una chiara definizione dei costi del trattamento e di eventuali procedure aggiuntive.
  • Se la malocclusione è grave, è possibile che la risoluzione richieda procedure aggiuntive complesse (quali la chirurgia) che il paziente non sempre è motivato ad affrontare. In questo caso, se ci sono i presupposti, vengono individuate delle soluzioni alternative i cui vantaggi e limiti sono discussi con il paziente.
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Capitolo 9

LAVORARE IN SINERGIA: PERCHÈ E CON CHI

Il mondo dell’odontoiatria si è aperto a molte discipline che possono coadiuvare e facilitare il risultato che si persegue cioè la corretta funzionalità della bocca in tutti i sui aspetti. Tali professionisti sono spesso interpellati dal dentista in quei casi in cui alcuni aspetti morfologici o funzionali possono complicare il percorso correttivo o minare la stabilità del risultato che si andrà ad ottenere.

La Logopedia e l’odontoiatria, ad esempio, sono due discipline strettamente legate tra loro; la logopedia si occupa dello studio, della prevenzione, della valutazione e della cura delle patologie e dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione e dei disturbi cognitivi connessi (relativi ad esempio alla memoria e all’apprendimento). Il ruolo del logopedista è quello di, rendere stabile nel tempo il trattamento ortodontico e diminuire il rischio di recidive in casi di alterazioni della funzione respiratoria, deglutitiva, masticatoria, articolazione del linguaggio poichè se una o più di queste funzioni risulta alterata, il solo trattamento ortodontico non è sufficiente al raggiungimento di un obiettivo terapeutico stabile.

Il logopedista che è un operatore sanitario formatosi al conseguimento di una laurea triennale universitaria, propone dopo una attenta valutazione del paziente, cicli di trattamento mio funzionale, adattabili ad ogni paziente rivolti alla tonificazione della muscolatura del distretto orofaciale e che hanno come obiettivo finale la rieducazione delle funzioni orali deviate.

Pe ottenere risultati stabili costanza ed impegno quotidiano nello svolgimento degli esercizi proposti dal logopedista sono fondamentali soprattutto in una prima fase più intensiva che prevede due sedute settimanali. In seguito le sedute saranno meno frequenti e mirate sia all’automatizzazione dei meccanismi corretti, sia all’abbattimento di quelli errati.

Altro riferimento importante per il dentista è la figura dell’Osteopata; la logica di tale scelta è dettata dal fatto che il corpo è una unità funzionale e non possiamo considerare la bocca e i suoi problemi come parte a sé stante. L’osteopata costituisce spesso un veicolo per l’intercettazione di problematiche ortodontiche o stomatognatiche in età precoce visto il sempre maggior numero di bambini trattati con questa metodica. Nonostante si necessiti di una competenza abbastanza specifica, spesso l’osteopata riesce ad evidenziare condizioni della sfera craniale, e non solo, che necessitano di un approfondimento odontoiatrico. A tal proposito molti corsi di formazione si sono svolti in questi ultimi anni cercando di fornire agli osteopati i mezzi per interagire con il mondo dei dentisti e per riuscire ad interpretare le esigenze del singolo caso dando così alle due figure professionali sanitarie la possibilità di creare collaborazioni stabili e paritetiche nella consapevolezza che ciò possa migliorare non di poco, la qualità dell’intervento correttivo sul bambino, sia nell’immediatezza, sia a risultato acquisito.

 

Capitolo 10

RUOLO DELL’OSTEOPATIA NEL MONDO ORTODONTICO

Nella necessità di ricercare un approccio “globale” ai problemi della bocca ovvero di un approccio rispettoso delle componenti extrastomatognatiche, l’osteopatia rappresenta un irrinunciabile ausilio. Tra i principi fondamentali dell’osteopatia troviamo l’unità del corpo e la correlazione costante di struttura e funzione; infatti possiamo affermare che una bocca in salute deve essere in grado di assolvere correttamente tutte le sue molteplici funzioni: masticazione, deglutizione, fonazione, respirazione, funzione cognitivo-emotiva. Il sistema stomatognatico entra poi in gioco nell’equilibrio posturale e nella dinamica deambulatoria.

L’ osteopatia consente di valutare l’impatto sull’intero organismo delle problematiche orali e viceversa cioè l’impatto che i problemi extrastomatognatici possono avere sulla bocca.

Nello specifico il lavoro dell’osteopata, sia che venga svolto con un concetto biomeccanico sia biodinamico, presenta varie sfaccettature le quali sono tutte rivolte a fornire al bambino maggiori capacità adattative; disfunzioni della base cranica quali torsione, side bending, strain, stati compressivi, possono alterare la funzionalità del sistema ed essere concausa o anche causa primaria del disordine occlusale. Spesso il lavoro è rivolto alla ricerca di uno stato di “quiete” del sistema in grado di generare una miglior condizione adattativa grazie allo “sblocco” di quelle aree in disfunzione che ne impedivano la autoregolazione.

Il lavoro osteopatico è sostenuto da considerazioni soprattutto di carattere embriologico e neurofisiologico. Per sommi capi possiamo affermare che l’innervazione reciproca di unità funzionali quali funzione cervicale superiore – occlusale – oculomotoria – vestibolare, ecc.. (fascicolo longitudinale mediale, oculocefalogiria, reazioni posturali, ricettività trigeminale ecc.) sono derivazioni esse stesse dello sviluppo embriologico degli apparati riferendosi ad es. agli archi branchiali od alle linee di sviluppo mesenchimale e mantengono, nello sviluppo post-natale e nella vita adulta, le stesse caratteristiche di unità funzionale riferite alle sopradette linee di sviluppo. L’osteopatia enfatizza questi concetti e si propone di stimolare attraverso una interfaccia somatica il SNC a riorganizzare le funzioni complesse previa valutazione dell’organizzazione presente: funzioni ed interferenze tra funzioni.

Questo lavoro consente al sistema di esprimere una maggior capacità compensativa tale da permettere al paziente di affrontare il rimaneggiamento dell’apparato stomatognatico con pochi (a volte senza) disagi; quando il trattamento è effettuato in età precoce (ortodonzia intercettiva) la liberazione della struttura può consentire alla crescita, una riprogrammazione del sistema tale da non richiedere in futuro un intervento ortodontico molto invasivo.

 

Capitolo 11

LA SEDUTA OSTEOPATICA

La seduta dell’osteopata inizia generalmente da una conoscenza approfondita del paziente che si realizza tramite una raccolta di dati detta “anamnesi” in cui, oltre a definire la condizione attuale (anamnesi prossima), verrà tracciata una storia della tua Salute del paziente stesso (anamnesi remota); è l’osteopata che guida con delle domande precise il percorso anamnestico per avere informazioni in relazione alla problematica esistente.

In seconda battuta l’osteopata si può avvalere di alcuni test che possono servire per evidenziare, quando possibile, le zone disfunzionali del paziente e per fornire una valutazione dello stato generale di salute dell’intero sistema.

Una volta inquadrato il caso verrà esposto un piano di trattamento mettendo bene in luce cosa sia meglio fare e come farlo; qualora ci sia parere positivo da parte del paziente si procede alla seduta terapeutica vera e proprio in cui l’osteopata cercherà di normalizzare la funzione di alcune zone del corpo del paziente mediante tecniche manuali che possono essere basate sia su un concetto biomeccanico, ma che poi tenderanno ad una considerazione più globale e meno distrettuale  del sistema (approccio biodinamico); terminata la seduta si eseguirà una rivalutazione delle aree limitate preda di disfunzione e si procederà alla programmazione della seduta successiva.

Questo in linea generale è l’iter di un mio trattamento osteopatico che può variare da professionista a professionista in base alle esperienze fatte, alla preparazione e alla propria attitudine lavorativa.

Generalmente è la sensibilità del dentista che a partire da una attenta anamnesi può ipotizzare la necessità di una valutazione osteopatica anche se, in linea di principio, tale valutazione dovrebbe essere appannaggio di chiunque intraprenda un percorso ortodontico; durante tale periodo, dopo aver messo in condizione il paziente di accettare la sollecitazione correttiva (apparecchio o attivatore che sia) generalmente si programmano dei controlli a lunga scadenza per rinnovare uno stato di equilibrio e controllare che non si siano instaurate nuove “disfunzioni” che possono minare l’integrità del sistema stesso.

Capitolo 12

IL TRATTAMENTO ORTODONTICO

Il trattamento ortodontico vero e proprio, consiste nello spostamento di elementi scheletrici o dentali del paziente mediante delle ortesi, mobili o fisse, che hanno lo scopo di modellare gli elementi occlusali nel modo più consono possibile in base allo studio fatto dall’odontoiatra durante la fase diagnostica e durante il check up ortodontico.

Vediamo di rispondere adesso ad alcune delle più frequenti domande si sentono rivolgere dai pazienti:

che cos’è l’apparecchio ortodontico?

è una protesi o dispositivo medico con il quale l’ortodontista riesce ad allineare i denti, al fine di ottenere una masticazione corretta, una migliore igiene orale e una migliore estetica del sorriso.

Ne esistono di molti tipo, la differenziazione principale sta nel fatto di essere “fisso” o “mobile” oppure nella differente fase di utilizzo all’interno del percorso ortodontico e cioè “pretrattamento” (apparecchi ortopedici), di “trattamento” (mobile o fisso) e apparecchi di “contenzione” o di fine trattamento.

Senza entrare troppo nello specifico analizzeremo queste categorie sopracitate per avere una idea più chiara.

Apparecchio ortodontico pretrattamento:

di tipologia sia fissa che mobile, questo tipo di apparecchio serve per eseguire l’espansione del palato o il mantenimento in avanti della mandibola. In realtà sarebbe corretto parlare di “trattamento ortopedico” poichè non si agisce al fine di allineare i denti ma semplicemente per creare le giuste proporzioni e posizioni delle componenti ossee (e non solo) delle due arcate sulle quali i denti si inseriscono (ossa mascellari e mandibola).

Possiamo affermare che i difetti ortopedici coinvolgono le strutture ossee, i difetti ortodontici sono relativi ai denti; i primi devono essere curati in fase di crescita, con apparecchiature funzionali, i secondi possono essere trattati anche a permuta e crescita avvenuta utilizzando dispositivi fissi. 

Per tale motivo il lavoro osteopatico è indicato fondamentalmente in questa fase e nel periodo precedente ad essa affinchè tali modellamenti ossei siano meno frenati da un sistema “rigido”. Se il bambino è stato trattato in età precoce (ortodonzia intercettiva) si può pensare che una parte del rimodellamento sia già avvenuto grazie alla rimozione di elementi disfunzionali che vincolavano il sistema verso una crescita non armonica.

Apparecchio mobile:

Vengono usati, come appena detto, per la correzione di malocclusioni più gravi e per le disformosi dento-facciali; permettono movimenti limitati dei denti, generati da viti, molle e archi, ma permettono un riequilibrio armonico del terzo inferiore del volto dal punto di vista funzionale ed estetico, in quanto ottengono non solo un effetto ortodontico, cioè legato al movimento dei denti, ma anche ortopedico, in quanto correggono e guidano la crescita delle basi ossee.

Gli apparecchi mobili sono principalmente utilizzati in ortodonzia intercettiva per modificare abitudini errate e comportamenti scorretti (ad esempio il succhiamento del dito) durante l’età evolutiva.

Gli apparecchi mobili funzionali e ortopedici, influiscono positivamente sulla crescita e sullo sviluppo delle arcate e dei mascellari, agendo sia sulla componente ossea che quella muscolare, cosa che l’apparecchio fisso non può fare. Hanno un costo generalmente inferiore rispetto agli apparecchi fissi, vengono preparati direttamente in laboratorio, e, al contrario di quelli fissi, non richiedono una particolare attrezzatura per essere regolati, esigendo invece una conoscenza più approfondita dell’apparato stomatognatico. Un grande vantaggio è che non creano difficoltà nell’igiene orale, poiché quando si mangia debbono essere tolti.

Apparecchi fissi:

Vengono usati per curare i disallineamenti, in quanto riescono a spostare i denti nella direzione voluta dall’ortodontista, spesso usati nell’ultima fase del trattamento ortodontico. Complicano però l’igiene orale, perché sono formati da vari fili in materiale metallico, elastici, attacchi (bracket), tubi o bande sui molari, che aumentano la difficoltà a rimuovere correttamente dai denti la placca batterica e rendono problematico l’uso del filo interdentale. Spesso è consigliato l’uso di altri strumenti quale l’idropulsore, grazie a cui, spruzzando sottili getti d’acqua fra i denti, si riesce a togliere buona parte dei residui di cibo. È talvolta raccomandato inoltre l’uso del collutorio dopo lo spazzolino, perché, oltre a migliorare l’alito, si aumenta la protezione dalla carie. Quando si ha l’apparecchio bisognerebbe cercare di evitare cibi come gomme americane, caramelle dure o appiccicose, cibi gommosi o impegnativi da masticare.

L’apparecchio fisso è costituito da placchette (dette anche piastrine, piastrelle, attacchi o bracket) che tengono fermo il filo (o arco) ortodontico, metallico, il mezzo principale nel raddrizzamento dei denti. A seconda della tecnica, che solitamente prende il nome dell’autore, i brackets hanno angoli diversi che caratterizzano lo slot (sede dove alloggia l’arco ortodontico). A tecniche diverse corrispondono piccole differenze d’angolo negli allineamenti dentali. Oggi esistono, per ragioni estetiche, bracket in ceramica o in composito che si avvicinano al colore naturale dei denti, oppure esistono bracket che vengono applicati sulla superficie interna dei denti, risultando quasi invisibili dall’esterno. Sui molari normalmente i bracket non vengono applicati direttamente sullo smalto dei denti, ma ad anelli metallici detti bande che abbracciano la corona dentaria. In alcuni casi l’effetto ortodontico non si può ottenere solo con l’uso dell’arco ortodontico, ma è necessaria l’applicazione di elastici che servono ad ottenere lo spostamento degli elementi dentari. Altra componente dell’apparecchio sono i ganci, situati presso le placchette dei canini, dei premolari e dei molari, sui quali si agganciano gli elastici. Il filo è tenuto in sede nei bracket da legature metalliche o elastiche, che ne permettono più o meno lo scorrimento a seconda della tecnica ortodontica utilizzata. Esiste infine un tipo di bracket, detto autolegante o di bassa frizione, nel quale non si usano legature poiché è studiato per incastrare l’arco e trattenerlo in sede con una sorta di sportellino.

Come funziona un apparecchio ortodontico?

L’apparecchio ortodontico applica delle forze di trazione o spinta sulle varie componenti dell’apparato stomatognatico in base alla diagnosi fatta dall’odontoiatra; può agire come abbiamo visto sulla parte ossea rimodellando la crescita e lo sviluppo delle ossa mascellari o mandibola oppure la sua azione può essere rivolta all’allineamento dentale guidando i denti nella posizione giusta. L’obiettivo sarà sempre quello di perseguire obiettivi funzionali (corretta occlusione) ed estetici (denti dritti al posto giusto, con il massimo risalto delle potenzialità estetiche individuali).

Quando si deve mettere l’apparecchio ortodontico?

Quante volte dobbiamo andare dal dentista?

Ogni trattamento deve essere sicuramente controllato con periodicità: le forze applicate, la direzione e l’armonia dei movimenti devono essere tenute sotto controllo mentre si indirizza verso la soluzione. La durata e la frequenza degli appuntamenti dipendono dal tipo di apparecchiatura e dalla fase di trattamento in cui ci si trova e andranno concordati di volta in volta col dentista.

 

Capitolo 13

RIMOZIONE DELL’APPARECCHIO E POI…

Finalmente si rimuove l’apparecchio. L’obiettivo che si era prefissato è stato raggiunto e quindi il trattamento ortodontico propriamente detto è terminato: inizia a questo punto un periodo molto importante che è quello dedicato al mantenimento del risultato raggiunto, la fase di stabilizzazione o contenzione.
Questa fase è molto importante poiché permette di consolidare e mantenere quanto è stato ottenuto con il trattamento. I dispositivi di stabilizzazione sono disegnati per mantenere i denti nella loro posizione fino a quando l’osso, le gengive e tutto il resto del corpo non si è adattato alle modificazioni indotte dal trattamento.

Terminata la cura attiva, il mantenimento della posizione raggiunta con l’ortodonzia necessita, nel caso il paziente sia adulto e sia quindi alto il pericolo di recidive (ritorno dei denti nella posizione originaria a causa dei legamenti che conservano un certo effetto memoria), una contenzione fissa interna (solitamente tramite un filo di acciaio ortodontico intrecciato, così da resistere meglio alle forze in atto, che viene fissato con una goccia di resina sulla parete interna dei denti della stessa arcata, di solito tra i due canini). Se questo è comune per le arcate inferiori, per quelle superiori, dove vi sarebbe un maggior rischio di creare una contenzione toccata durante la masticazione dai denti dell’arcata inferiore, logorandoli, si procede talvolta con una contenzione mobile (solitamente un bite di materiale plastico trasparente come l’Invisalign, ma di materiale più resistente, che dura mediamente 6-9 mesi) che può essere mantenuta in posizione continuamente di giorno e di notte, togliendola solo per mangiare e per la necessaria pulizia orale. Su parere dell’ortodontista, dipendente da come il paziente risponde alla cura e dal rischio di recidive, il bite di contenzione mobile può talvolta essere indossato solo la notte e, dopo un certo tempo (solitamente qualche anno), grazie alla stabilizzazione dei legamenti dei denti la cui posizione è stata così definitivamente corretta, non è più necessario il suo utilizzo. Il periodo di contenzione dei denti varia molto da caso a caso: l’ortodontista valuta in base alla gravità della malocclusione iniziale il tempo necessario per stabilizzare le arcate, ricordando sempre che i denti continueranno a muoversi per tutta la vita sotto l’influsso delle forze muscolari o delle parafunzioni. Per questo motivo il lavoro preventivo osteopatico può abbassare il rischio di recidive tra i piccoli pazienti andando in primo luogo a rendere il sistema più tollerante verso un cambiamento di forma e quindi incrementando la sua adattabilità, ed in secondo luogo rendendolo meno vincolato alle disfunzioni presenti all’interno dell’apparato stomatognatico e in tutto il resto del corpo.

La loro sospensione progressiva permette di testare il grado di stabilità raggiunto con il trattamento. In questa fase l’impegno del paziente è ridotto, le visite sono meno frequenti, l’ortodontista fotografa il risultato ottenuto per monitorare ogni possibile modificazione.

Il paziente può finalmente godersi il suo sorriso…